Se vuoi cambiare la tua vita, parti dalla tua mente

Se vuoi cambiare la tua vita, parti dalla tua mente

“La qualità della nostra vita dipende dalla qualità dei nostri pensieri.”

È una frase che ho incontrato diverse volte e che viene spesso attribuita a Marco Aurelio. Al di là dell’esatta formulazione con cui è arrivata fino a noi, credo che contenga un’idea molto potente: ciò che accade nella nostra mente non rimane confinato dentro di noi, ma finisce inevitabilmente per influenzare il modo in cui guardiamo ciò che abbiamo intorno, le decisioni che prendiamo, il significato che attribuiamo alle esperienze e, di conseguenza, il modo in cui viviamo.

Non significa che basti pensare positivo per risolvere ogni problema, né che tutto quello che ci accade dipenda dal nostro atteggiamento. Ci sono situazioni che non scegliamo, eventi che non possiamo controllare e momenti della vita che fanno male indipendentemente dal modo in cui proviamo a guardarli.

Significa però che tra ciò che ci accade e il modo in cui viviamo ciò che ci accade esiste uno spazio. Uno spazio fatto di pensieri, interpretazioni, convinzioni, emozioni e prospettive.

Ed è proprio da lì che dovrebbe iniziare un cambiamento.

Perché possiamo cambiare città, lavoro, relazione, abitudini, amici, casa o addirittura continente. Possiamo prendere una valigia e trasferirci dall’altra parte del mondo, lasciandoci alle spalle tutto quello che conoscevamo. Ma se dentro quella valigia ci mettiamo anche lo stesso modo di pensare che avevamo prima, alcune delle cose da cui stavamo cercando di scappare ci seguiranno sicuramente.

Il cambiamento deve partire da dentro

Qualche tempo fa ho parlato con un amico che ha deciso di cambiare completamente vita.

Non si sentiva bene nella situazione in cui si trovava. Era perennemente insoddisfatto, non gli piaceva la vita che conduceva e aveva la sensazione di essere intrappolato in un modo di vivere che non sentiva più suo.

Così ad un certo punto ha fatto qualcosa che, almeno dall’esterno, potrebbe sembrare la forma più radicale possibile di cambiamento: ha lasciato il proprio Paese ed è andato a vivere dall’altra parte del mondo.

Un nuovo luogo, nuove persone, nuove abitudini, una cultura diversa, paesaggi completamente differenti e una quotidianità che non aveva nulla a che vedere con quella precedente.

Eppure, parlando con lui, è emersa una cosa che mi ha fatto riflettere.

Molti dei problemi che pensava di essersi lasciato alle spalle erano ancora lì.

La sensazione di dover essere sempre produttivo non era scomparsa. Il bisogno di correre, di fare, di riempire le giornate e di sentirsi continuamente impegnato era rimasto. Anche quell’insoddisfazione che pensava fosse legata al posto in cui viveva sembrava essersi trasferita con lui.

Era cambiato esclusivamente tutto ciò che lo circondava.

Quando non siamo soddisfatti della nostra vita, è naturale guardare prima di tutto a ciò che ci circonda. Pensiamo che il problema sia il lavoro che facciamo, la città in cui viviamo, la casa in cui abitiamo, le persone che frequentiamo, la routine che abbiamo costruito.

A volte è davvero così.

Esistono ambienti che ci fanno stare male, lavori che non ci rappresentano più, relazioni che ci consumano e contesti dai quali abbiamo bisogno di allontanarci. Non credo affatto che la soluzione sia rimanere immobili e convincersi che dobbiamo semplicemente cambiare prospettiva.

Il cambiamento esterno può essere necessario.

Il punto è un altro: quanto può durare il beneficio di un cambiamento esterno se continuiamo a vivere la nuova realtà con la stessa mente con cui vivevamo quella precedente?

Spesso crediamo di avere bisogno di una vita diversa quando, in realtà, abbiamo bisogno di imparare a stare diversamente dentro la vita che abbiamo.

La nostra mente è il filtro attraverso cui viviamo la realtà

Ogni giorno ci accadono decine di cose.

Alcune sono piacevoli, altre ci infastidiscono, altre ancora ci lasciano completamente indifferenti. Eppure non reagiamo soltanto agli eventi in sé: reagiamo anche al significato che attribuiamo loro.

La stessa giornata può essere vissuta in modi completamente diversi da due persone diverse.

Una giornata di pioggia può essere percepita come una seccatura da chi aveva organizzato qualcosa all’aperto e come un’occasione per rallentare da chi aveva bisogno di una giornata più tranquilla.

Un errore può diventare la prova che non siamo capaci oppure un’occasione per capire qualcosa che prima non avevamo visto.

Una critica può trasformarsi nella conferma che gli altri non ci apprezzano oppure diventare un’informazione da valutare senza permetterle di definire il nostro valore.

L’evento è lo stesso ma cambia il significato che gli attribuiamo.

Ed è qui che il potere della mente diventa evidente.

Non perché possiamo controllare tutto quello che succede, ma perché possiamo imparare a osservare i pensieri attraverso i quali interpretiamo ciò che succede.

C’è una frase che considero fondamentale quando parliamo di mente.

I pensieri non sono la realtà.

La realtà è ciò che accade. I pensieri invece sono ciò che la nostra mente dice riguardo a ciò che accade.

La nostra mente tende continuamente a raccontarci storie e spetta a noi capire a quali dare peso. Questa cosa è fondamentale perché i pensieri influenzano le emozioni, orientano le nostre azioni e, quando si ripetono abbastanza a lungo, possono contribuire a creare abitudini.

Immagina una persona convinta di non essere mai abbastanza.

Potrebbe confrontarsi continuamente con gli altri, cercare conferme, lavorare più del necessario, sentirsi in colpa quando si riposa e interpretare ogni piccolo errore come una dimostrazione della propria insufficienza.

Quella persona potrebbe anche cambiare lavoro. Ma se la convinzione di fondo rimane intatta, potrebbe ritrovarsi a vivere nello stesso modo anche nel nuovo ambiente.

Il contesto cambia, ma il meccanismo rimane.

Ecco perché, quando vogliamo cambiare davvero la nostra vita, dovremmo avere il coraggio di guardare soprattutto dentro di noi.

Il cambiamento parte da dentro

Questa è forse la parte che più mi interessa della storia di quella persona che ha deciso di trasferirsi dall’altra parte del mondo.

Non penso che partire sia stato un errore. Anzi, potrebbe essere stata una delle esperienze più importanti della sua vita. Cambiare ambiente può aprire prospettive che prima non avevamo, può metterci davanti a nuove possibilità, può costringerci a uscire dalle nostre abitudini e può mostrarci parti di noi che non conoscevamo.

Il problema nasce quando attribuiamo al cambiamento esterno un potere che non può avere.

Un nuovo luogo può offrirci un contesto diverso ma non può automaticamente insegnarci ad apprezzarlo. Un nuovo lavoro può darci condizioni migliori ma non può impedirci di sentirci sempre inadeguati.

Un cambiamento esterno può modificare ciò che abbiamo intorno, ma solo quello che parte da dentro modifica il modo in cui viviamo ciò che abbiamo intorno.

Ed è per questo che, quando i due cambiamenti si incontrano, possono diventare molto più potenti.

Non sto dicendo che dovremmo rimanere nella situazione in cui siamo soltanto perché dobbiamo imparare ad apprezzarla.

Se un lavoro ci fa stare male, se una relazione ci distrugge, se una città non ci appartiene più o se sentiamo profondamente il bisogno di cambiare direzione, non dobbiamo convincerci che il problema sia soltanto nella nostra testa.

Cambiare è una possibilità reale.

Prima di farlo, però, può essere utile chiedersi qualcosa.

Sto cambiando perché questa vita non mi rappresenta più oppure sto cercando una nuova vita nella speranza che finalmente mi faccia sentire diverso?

Sono due cose molto diverse. Nel primo caso il cambiamento può essere un’espressione di consapevolezza. Nel secondo rischia di diventare una fuga e una fuga può portarci molto lontano senza necessariamente portarci dove vogliamo andare.

La mente può diventare una prigione, ma può anche diventare uno spazio di libertà

La stessa mente che può convincerci che non siamo abbastanza può anche imparare a riconoscere ciò che siamo. La stessa mente che cerca continuamente ciò che manca può imparare a vedere ciò che c’è.

Non significa scegliere pensieri positivi a comando. La vita non funziona così.

Ci saranno pensieri difficili, giornate pesanti, paure e momenti in cui vedere il lato positivo sarà l’ultima cosa che riusciremo a fare.

Lavorare sulla propria mente significa soprattutto imparare a osservare ciò che succede dentro di noi senza prendere automaticamente ogni pensiero come una verità.

Significa sviluppare consapevolezza, chiederci da dove arriva una certa convinzione, capire se quel modo di interpretare una situazione ci sta aiutando oppure ci sta limitando, provare a guardare la stessa esperienza da un’altra prospettiva.

A volte non possiamo cambiare ciò che è successo ma possiamo però cambiare il significato che continuiamo ad attribuirgli.

Non devi pensare sempre positivo, devi imparare a pensare in modo più consapevole

Vorrei soffermarmi anche su questo perché il concetto di “potere della mente” rischia facilmente di trasformarsi in una versione superficiale della crescita personale.

Non dobbiamo svegliarci ogni mattina dicendoci che tutto è meraviglioso, non penso nemmeno che chi sta vivendo un momento difficile debba sentirsi in colpa perché non riesce a essere positivo.

La mente non è un interruttore che possiamo accendere sulla modalità ottimista.

La consapevolezza è qualcosa di diverso.

Significa poter dire: sto vivendo questa situazione e dentro di me sta comparendo questo pensiero.

Non necessariamente: questo pensiero è vero.

Quella distanza può sembrare piccola, ma può diventare uno spazio enorme di libertà.

Perché nel momento in cui iniziamo a osservare i nostri pensieri invece di identificarci completamente con essi, possiamo cominciare a scegliere come rapportarci a quello che ci passa per la testa.

Forse, allora, cambiare vita non significa sempre partire da una decisione enorme. A volte il primo cambiamento è molto più silenzioso. Comincia dal modo in cui parliamo a noi stessi.

Dal modo in cui interpretiamo un errore, da quanto spazio lasciamo al confronto. dal tempo che concediamo alle cose che ci fanno stare bene e potrei continuare ancora.

Sono cambiamenti che dall’esterno quasi non si vedono eppure possono modificare profondamente il modo in cui viviamo.

Perché quando cambia la nostra prospettiva, cambia anche ciò che notiamo.

Cambiare prospettiva

A volte non serve nemmeno che il mondo cambi quanto immaginiamo perché siamo noi a cambiare il modo in cui lo attraversiamo.

La stessa casa può diventare più accogliente quando smettiamo di considerarla soltanto il posto in cui dormiamo. La stessa persona può sembrarci diversa quando impariamo ad ascoltarla davvero e la stessa giornata può contenere qualcosa di prezioso quando smettiamo di considerarla soltanto una giornata qualsiasi.

Non significa che tutto diventi improvvisamente bello. Significa che iniziamo a vedere le cose da una prospettiva differente..

E forse questa è una delle forme più concrete di cambiamento che possiamo sperimentare: non avere necessariamente una vita completamente diversa, ma imparare a vivere quella che abbiamo con occhi diversi.

Questo cambiamento però passa inevitabilmente attraverso le domande che ti poni.

Possiamo chiederci continuamente perché non abbiamo quello che desideriamo, perché gli altri sembrano più avanti, perché non siamo soddisfatti, perché la nostra vita non è come vorremmo.

Oppure possiamo iniziare a farci domande diverse, come per esempio:

Quanto di quello che desidero nasce davvero da me e quanto nasce dal confronto con gli altri? Sto cercando una vita diversa oppure sto cercando di sentirmi diverso? Quali aspetti della mia vita funzionano già ma non riesco più a vedere?

Sono domande semplici, ma possono aprire spazi che prima non vedevamo.

Perché cambiare prospettiva spesso comincia proprio da una domanda diversa.

Non puoi controllare tutto ciò che accade, ma puoi lavorare sulla tua reazione

Ci sono cose che nessuna prospettiva potrà cancellare.

Ci saranno perdite, delusioni, problemi economici, relazioni che finiscono, errori, momenti di paura e periodi in cui la vita sembrerà semplicemente troppo pesante.

Non dobbiamo trasformare il concetto di consapevolezza in una responsabilità assoluta per tutto quello che viviamo. Non siamo colpevoli di ogni emozione che proviamo.

Possiamo però, quando abbiamo le risorse per farlo, provare a capire come vogliamo stare dentro ciò che ci accade. Ed è spesso da quello spazio che può iniziare un cambiamento vero.

Dire che la qualità della nostra vita dipende dalla qualità dei nostri pensieri non significa sostenere che tutto sia nella nostra testa.

La vita è molto più complessa di così. Esistono condizioni esterne, contesti sociali, relazioni, opportunità, difficoltà economiche, salute, casualità e tantissime altre variabili che influenzano il nostro modo di vivere.

Pensare che basti cambiare mentalità per risolvere qualsiasi problema sarebbe semplicistico e, in alcuni casi, persino ingiusto.

Credo però che la mente rappresenti uno dei luoghi più importanti da cui iniziare quando sentiamo il bisogno di cambiare. Perché è lì che possiamo imparare a riconoscere ciò che ci fa bene e ciò che ci consuma. È lì che possiamo iniziare a mettere in discussione convinzioni che abbiamo portato con noi per anni ed è lì che possiamo imparare, lentamente, a vivere in modo più consapevole.

Non scappare dalla tua vita, impara ad abitarla

Ripenso alla persona che ha deciso di trasferirsi dall’altra parte del mondo.

Non so quale sarà il suo percorso.

Forse quel cambiamento esterno gli permetterà davvero di costruire una vita più vicina a ciò che desidera e forse con il tempo riuscirà anche a modificare quelle parti di sé che si è portato dietro.

Ma la sua storia mi ha lasciato una riflessione che vale molto più del semplice esempio del suo cambio vita.

Possiamo cambiare tutto ciò che ci circonda e allo stesso tempo continuare a vivere con la stessa mente.

Per questo, prima di chiederci quale città scegliere, quale lavoro lasciare, quale progetto iniziare o quale vita costruire, forse dovremmo fermarci un momento e chiederci come stiamo vivendo quella che abbiamo già.

Non sempre troveremo una risposta semplice ma forse è proprio questo il punto.

Il cambiamento vero non comincia necessariamente quando compriamo un biglietto, cambiamo lavoro o prendiamo una decisione radicale.

A volte comincia molto prima.

Comincia nel momento in cui iniziamo a guardare la nostra vita con occhi nuovi.

La vita che vuoi costruire comincia dal modo in cui scegli di viverla

Non credo che esista una formula per cambiare la propria vita e non credo nemmeno che dobbiamo trasformare completamente noi stessi per poter stare meglio.

Forse dobbiamo imparare ad ascoltarci un po’ di più, a osservare i pensieri che ci accompagnano, a riconoscere quelli che ci fanno bene e quelli che invece ci tengono intrappolati.

Possiamo imparare a rallentare senza sentirci in colpa, ad apprezzare ciò che abbiamo senza smettere di desiderare qualcosa di nuovo, a cambiare ciò che non ci rappresenta più senza pretendere che un cambiamento esterno risolva automaticamente tutto ciò che portiamo dentro.

Perché una vita diversa non nasce soltanto da circostanze diverse. Nasce anche da un modo diverso di stare dentro quelle circostanze. Forse è per questo che, quando sentiamo di voler cambiare tutto, dovremmo fermarci prima di tutto in quel luogo che portiamo sempre con noi.

La nostra mente.

Perché possiamo cambiare tutto ma se non impariamo a cambiare il modo in cui guardiamo la vita e i nostri pensieri, rischiamo semplicemente di vivere una versione nuova della stessa insoddisfazione.

Il vero cambiamento, allora, potrebbe non essere soltanto arrivare in un posto diverso. Potrebbe essere imparare a guardare con occhi diversi il posto in cui siamo. E forse, proprio da lì, iniziare a costruire una vita che ci somigli davvero.